“4 PASSI TRA LE NUVOLETTE”, QUINTA PUNTATA: MISTER NO

Un ricordo di Sergio Bonelli fa la parte del leone in questa nuova puntata di 4 passi, seguito da due passi con Cirillico e Andy Capp.
Nota bene: L’immagine di Mister No è stata scaricata da internet , da questa pagina.
M.B.

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Quinta puntata : Un Mister No quasi inedito 

di Carlo Scaringi

(riproposta. prima pubblicazione 20-01-2012)

4p_05_22-11-11_roberto_disoIn questa rubrichetta, come quella del Radiocorriere cui si richiama, si naviga sempre nella fantasia e magari fra le nuvole, ma è presente anche l’attualità, ed è per questo che vogliamo ricordare Sergio Bonelli, scomparso alla fine dello scorso settembre. Ha lasciato un vuoto nel mondo del fumetto, che ha perduto un protagonista forse insostituibile, sia per le sue capacità editoriali che per la sue grandi qualità di creatore di personaggi e di storie, ormai incise nel ricordo di milioni di lettori.
Oltre vent’anni fa, quando il Radiocorriere regalò ai suoi lettori la ristampa dei primi tre albi a striscia dello storico Tex, Sergio Bonelli ideò per il settimanale un’insolita storia di Mister No – forse il suo eroe (poco eroico) preferito insieme a Zagor – che in un’unica tavola autoconclusiva, disegnata da Roberto Diso, proponeva una sintesi del mondo di quell’ex soldato americano di nome Jerry Drake, che dopo la guerra (siamo negli anni Cinquanta) si era volutamente impantanato nel cuore dell’Amazonia, a Manaus, dandosi un nuovo nome, Mister No appunto quasi per ribadire la sua testardaggine di andare controcorrente, e facendo la guida turistica. Un giorno, narra questa tavola unica, arriva un americano ricco che in poco tempo vorrebbe visitare tutti i luoghi più suggestivi e belli dell’Amazonia e dintorni. Vuole navigare per un po’ sul grande fiume, vedere un pezzo di giungla, incontrare qualche caimano e magari “trovarmi di fronte un giaguaro, un anaconda e un villaggio indios”. Dinanzi a quest’ultima richiesta, Mister No e la sua canoa cambiano rotta, tornano a Manaus, portando il ricco turista davanti al cinema Eden dove si proietta un vecchio film, “Inferno verde”. In un’ora e mezzo, gli dice Mister No, potete vedere “tutto quello che avete elencato e magari anche le sabbie mobili e i tagliatori di teste”.
In poche vignette Sergio Bonelli e Roberto Diso hanno racchiuso tutto lo spirito indipendente di Mister No, nemico dei violenti e dei prepotenti, difensore dei cangaceiros e amico di tutti i deboli e gli sfruttati. La collana di Mister No è vissuta per una trentina di anni, lasciando un profondo rimpianto in quanti – ed erano tanti – hanno amato questo personaggio, tra i migliori del fumetto italiano.

Quando c’era Cirillino

Oggi i bambini sono quasi scomparsi dai fumetti, non solo perchè nel frattempo sono cresciuti, ma perchè i comics anche in Italia sono diventati una lettura che non dispiace ai grandi. Ma all’inizio del Novecento i fanciulli, quasi sempre maschietti e spesso un po’ troppo monelli, abbondavano, soprattutto negli Stati Uniti dove sono nati, sulla scia di Yellow Kid, Bibì e Bibò, Buster Brown, Little Nemo e quel frugoletto di Cirillino, questo il suo nome italianizzato dal Corriere dei Piccoli, creato nel 1904 da Geo McManus, futuro autore della saga di Arcibaldo e Petronilla. Cirillino è protagonista di un ciclo di tavole, durato fino al 1912, raccolto sotto il titolo Newlyweds, più o meno “Gli sposini e il loro tesoruccio”.
La coppia è sempre piena di premure, anche eccessive, verso quel frugoletto, ovviamente dispettoso e magari insopportabile. Il bambino se ne approfitta e rischia sempre di distruggere non solo i giocattoli ma anche i muri di casa. Ma in fondo è un bambino, e gli piace giocare, si consolano i felici genitori di quella piccola peste.

Andy Capp, l’eterno disoccupato 

I fumetti trascurano spesso il mondo del lavoro, forse perchè gli eroi di carta sono troppo impegnati in imprese spettacolari per scendere al livello dei comuni mortali. Solo pochi autori hanno ideato personaggi con un lavoro fisso, o quasi. Ricordiamo fra gli altri l’impiegato scansafatiche Bristow e il metalmeccanico Tommy Wack, ma il più riuscito è senz’altro Andy Capp, ideato nel 1957 da Reg Smythe. Non si sa che lavoro faccia, perchè è eternamente disoccupato, vive coi sussidi della previdenza sociale e soprattutto alle spalle della moglie Flò che sgobba da mane a sera per mandare avanti la baracca, e il matrimonio. Andy Capp è il classico “bulletto” da periferia, berretto sugli occhi, sigaretta in bocca e la birra a portata di mano. Gioca a pallone (male), tira le freccette e s’impegna a biliardo. Non aspetta un lavoro, ma solo l’orario d’apertura del pub, dove l’aspettano un boccale di birra e i suoi degni compari.

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