1989 : LUIGI BERNARDI, COMIC ART, MILO MANARA E HUGO PRATT di Luca Boschi

A distanza di circa 5 anni, dalla pubblicazione originaria di questo articolo (poi spostato, insieme a tanti altri, sul sito Glamazonia), ricominciamo da dove ci eravamo fermati.

Il prossimo 29 ottobre inizia in questo nostro blog:

la ri-pubblicazione degli  articoli di Luigi Bernardi, apparsi sulla rivista a fumetti Comic Art,

tra la metà degli anni ’80, del secolo scorso, ed il 1990 . Bernardi a quel tempo firmava prima la rubrica “Circus“, poi alcuni interventi all’interno di Circus sottotitolati prima “Nuvole Vere” e negli ultimi numeri “L’angolo del gaijin“.
Si inizia con “Arrivederci Jean-Pierre” tratto da Comic Art. n.  14 (settembre 1985) fino a “Alla riscossa, Fans!” tratto dal n. 70 di Comic Art (agosto 1990).  Erano articoli interessanti e provocatori, con i quali lo scrittore, giornalista, traduttore, ed editore bolognese (scomparso il 16 ottobre 2013), esprimeva in maniera libera le sue idee anche a costo di scontrarsi con autori, editori e critici.

Noi ricominciamo con un intervento di Luca Boschi (del 17 novembre 2011), che vuole essere una presentazione della rubrica dedicati agli scritti di Luigi Bernardi.
Le immagini della copertina di Comic Art e del libro Jesuita Joe, sono state scaricate dal sito http://www.fumetto-online.it, che ringrazio.

Mario Benenati
Fondatore (nel 1991) e Presidente dell’ass. culturale Fumettomania Factory

Bernardi11989 : LUGI BERNARDI, COMIC ART, 
MILO MANARA E HUGO PRATT

di Luca Boschi

Tra gli altri giornalisti e critici specializzati, rimpolpa la parte redazionale di “Comic Art” con un fortunato ciclo di articoli persino Luigi Bernardi, che dopo la chiusura di “Orient Express, rivista da lui immaginata e diretta, aveva lasciato in eredità al mensile romano diretto da Rinaldo Traini, alcuni autori con le loro serie.
Bernardi, con i suoi scritti polemici raccolti nella rubrica L’angolo del gaijin causerà varie reazioni di lettori e addetti ai lavori. Anche nella sua rubrica mensile Nuvole vere, il fondatore di “Orient Express” non passa inosservato (per così dire). Parlando della crisi del settore che già dagli anni Ottanta ammorbava il Fumetto italiano, addita anche responsabilità di persone del settore solitamente tenute fuori dalla mischia. Fra questi c’è Antonio Vianovi di “Glamour”, martellatore con incessanti richieste di autori come Manara, Giardino, Saudelli, Pazienza e colleghi.
61Il pezzo di Bernardi si intitola Abbecedario delle cattive abitudini ed esce su “Comic Art” n. 61 del novembre 1989. “Paradossalmente, la piccola rivista fiorentina è stata una delle principali responsabili dell’attuale appiattimento del fumetto di casa nostra. Chiedendo agli autori qualche disegno fatto così tanto per fare, ha autorizzato fior di fumettisti a sentirsi “artisti” in grado di esprimersi anche con pochi segni. Un’immagine qua e un’immagine là: tutti divi, e pochi che si siano più presi la briga di sudare sulla costruzione dei racconti.”
Questa linea, piuttosto comune all’inizio degli anni Ottanta, condivisa fra gli altri anche da Vincenzo Mollica e Mauro Paganelli per le loro mostre tematiche (dove ogni autore si esprime in libertà con un’illustrazione inedita) ha il suo momento di consacrazione a fine gennaio ’82, quando a Vianovi si associa Stefano Bartolomei, impegnato nello staff organizzativo del Convegno del Fantastico e del Fumetto di Prato.
In quella occasione, nella capitale centro-toscana dei telai è allestita una ricca mostra scenografica di Crepax; la rivista “Glamour International”, giunta appena al terzo numero del suo primo ciclo, ne diviene il catalogo ufficiale e il papà di Valentina concede per la copertina l’impiego di un inedito con la sua creatura. Il numero seguente di “Glamour” non sarà meno prestigioso, con Manara che s’impegna in una illustrazione davvero insolita, complessa, in cui rivisita varie donnine dei comics americani classici. Il pretesto questa volta è la presentazione del fascicolo alla mostra mercato di New York (definita world’s largest Comic Art Convention), che prevede l’intervento espositivo di quattro importanti autori italiani: Crepax, Gattia, Manara e Toppi. Fra parentesi, le tavole con le donnine più discinte dovranno essere rimosse dalla mostra, obbedendo alle rigide leggi censorie americane. Ma torniamo a Nuvole vere.

Una puntata di questa rubrica priva di complessi provoca l’interruzione della collaborazione fra “Comic Art” e Manara, tirato in causa dall’ex leader di “Orient Express” in un pezzo critico particolarmente aggressivo che compare sul n. 57, del luglio ’89. Le nuvole vere (che alludono ai balloons, e per estensione a tutto il medium Fumetto) in questa circostanza si trasformano in veri nembi cumuliformi di tempesta. In realtà, in quello che la redazione titola Manara? No, grazie, Bernardi sembra prendersela non tanto con l’autore, quanto con il “pecorume di certa editoria” che pubblica in tutte le salse le storie e le illustrazioni vecchie e nuove di Manara inflazionandole: la Glamour International in formato gigante, gli Editori del Grifo in “formato Tex”, la Glittering Images in volumone cartonato… senza contare le storie su “L’Espresso” e sulla stessa “Comic Art”. Soprattutto, nell’obiettivo della polemica rientra la prospettiva plausibile di cinque edizioni quasi contemporanee, per cinque editori diversi, de Il gioco.
Quello che si sta candidando a essere il fumetto erotico più tradotto del mondo, nell’articolo è definito polemicamente “un fumettaccio senza pretese, sceneggiato alla boia di un giuda e disegnato spesso ricalcando fotografie di riviste superpatinate”. Specie per chi di solito è elogiato e premiato da lettori e editori, quelle di Bernardi appaiono parole dure come serci, che Traini si sforza di bilanciare con un giudizio riparatorio nel pezzullo Se permette…, che fa seguire nella stessa pagina bernardiana. “Il gioco sarà un’opera minore”, afferma Traini, “ma l’ho trovata deliziosa e il suo erotismo sfacciato mi ha affascinato. Mi auguro che l’età non mi abbia ancora fatto diventare un “vecchio sporcaccione”. A chiare note ribadisco la mia stima per Milo che reputo ancora il più fresco degli autori della terza generazione.”
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La dichiarazione di stima di Traini, però, non è sufficiente. Manara lascia la rivista con amarezza e l’amico e mentore Hugo Pratt lo difende cercando di rendere pan per focaccia a chi l’ha offeso. Come prima cosa, accetta un invito di Traini a partecipare di nuovo, dopo anni di latitanza, a un meeting di tre giorni per predisporre la futura edizione del Salone dei Comics (la cosiddetta “Lucchetta”). Per questo scopo apparente, nei sotterranei della lucchese Villa Bottini, Pratt resta sigillato con noi dello staff culturale del Salone in una sorta di claustrofobico reality show, dove si discute di mostre e di rassegne di film; ma durante le riunioni, di quando in quando, si rammenta l’incidente di “Comic Art”. È evidente che al Maestro di Malamocco non interessa niente del Salone, come confermerà qualche mese dopo brillandovi di assenza: Pratt è sceso in Toscana con l’unico scopo di incontrare Bernardi di persona e dirgliene (o dargliene?) quattro con veemenza. Gli sembra persino di perdere tempo, quando constata con delusione che a Villa Bottini di Bernardi non c’è nemmeno l’ombra, benché la sua venuta sia annunciata più volte, slittando di giorno in giorno.
E la diatriba prosegue. Nel novembre di quell’anno, sul sessantunesimo numero della rivista, dalla sua postazione bolognese di Granata Press, Bernardi replica così al papà di Corto Maltese, mettendone in piazza i desideri: “Vorrebbe che l’editore di “Comic Art” non pubblicasse più i miei articoli. Io invece vorrei che l’editore di “Comic Art” invitasse Pratt a terminare una vecchia storia di Gesuita Joe ancora incompiuta. Tanto per non confondere i diritti coi doveri.”

Va da sé che il papà di Corto non darà il minimo ascolto a questa richiesta di Bernardi, nient’affatto sgradita neppure a Traini. La storia del meticcio folle Jesuit Joe della Nortwest Mounted Police, ispirata dal volume bonelliano L’uomo del Grande Nord uscito nella collana “Un uomo un’avventura”, riprenderà quota assai più tardi. Solo dopo che il regista Olivier Austin si sarà presentato a bordo di una potente moto giapponese da Pratt, nella sua casa vicino a Losanna, per acquistarne i diritti. Così, in quella circostanza, per il film Jesuit Joe Pratt disegnerà qualche nuova parte di storyboard con cui allungare la breve trama già sviluppata in tavole vignettate. Solo nel febbraio ’92, un mix di tutto ciò uscirà in un bel volume della Milano Libri, tre mesi dopo la diffusione del film Jesuit Joe nelle sale francesi.


INFORMAZIONI SUPPLEMENTARI
LUCA BOSCHI
Blog: Cartoonist globale – http://lucaboschi.nova100.ilsole24ore.com
Comics, Cartoons, Lampoon, Art, Society, Fumetto, Cartoni animati, Illustrazione, Animation, Illustratio, History, Educational, Bedé, Tebeos, Historietas,

Luca Boschi lavora un po’ in tutti i media da oltre tre decenni. Collabora con The Walt Disney Company, Sergio Bonelli Editore, Linea Chiara/Nona Arte, Comicon Edizioni, Corriere della Sera, Panini, IF Edizioni e svariati altri editori. Insegna alla sede di Firenze della Scuola Internazionale di Comics sin dalla sua fondazione. E’ Direttore Culturale del Festival Internazionale Napoli Comicon.

 

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