DYLAN DOG n. 362: DOPO UN LUNGO SILENZIO – Recensione

Nel mese di novembre 2016 si sono succedute, su vari siti di informazioni e critica (Fumettologica, MangaForever, BadComics, Nerdgate, DimensioneFumetto, MondoNerd, Lo Spazio Bianco, Comicus, DailyBest, ComicsPreview, etc.), tante recensioni dell’albo di Dylan Dog che ha visto il ritorno ai testi di Tiziano Sclavi (il n. 362); con la calma che da sempre ci contraddistingue accogliamo nel nostro blog, a distanza di qualche mese, l’intervento critico di Alessandro Assiri del suddetto albo.
Mario B.


Copertina personalizzata da Lelio Bonaccorso © degli aventi diritti
Copertina personalizzata dal disegnatore messinese Lelio Bonaccorso © degli aventi diritti

DYLAN DOG n. 362: 
DOPO UN LUNGO SILENZIO

Soggetto: Tiziano Sclavi
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: vuota 
Sergio Bonelli Editore

di ALESSANDRO ASSIRI
Ecco gli incubi, quelli veri, quelli per cui tutti iniziammo a leggere Dylan, per esorcizzare i propri per non affogarli nel fondo di un bicchiere e poi di giorno vederli risalire. ” Dopo un lungo silenzio” a volte si ha bisogno di parlare, dopo un lungo distacco dai figli i padri spesso li vanno a rivedere a distanza, magari acquattati diete un angolo per mascherare la colpa o la paura. Ho sempre creduto che la buona scrittura sia quella che in qualche modo assomiglia a chi la scrive e che i personaggi non svaniscano mai, ma diventino invece ospiti o inquilini del nostro affollato condominio. Poi ci sono vicini ingombranti o sgarbati, così come ci sono inconsciamente figli prediletti. Il silenzio di Tiziano è il silenzio dell’abisso, non è quello Michelangiolesco interrogativo del Mosè: perché non parli? È il silenzio interiore e dubbioso del figlio in croce: padre perché mi hai abbandonato. È il rimorso in cui a volte sprofonda la scrittura quando tace il personaggio è il rumore è solo il bianco assoluto del foglio. L’alcolismo, l’abbandono e la vigliaccheria sono la cifra e le debolezze che segnano questo tanto auspicato ritorno di Sclavi alla sua creatura. ” gli alcolisti sono vigliacchi” fa dire l’autore al suo personaggio, vigliacchi come spesso gli scrittori quando toccano il fondo invece del profondo e si rintanano nel buco per paura di scavare. Sclavi invece scava ancora coraggiosamente nelle tenebre e ci riconsegna un Dylan Dog non riappacificato dai suoi mostri, ma un Dylan delirante, un Dylan di ricadute dolorose. In fondo Sclavi fa il miracolo di ridarci il Dylan che ci piace. Il tratto sicuro di Casertano acutizza e rimarca quelle sofferenze che appartengono a chi gli trema le mani, a chi vede ragni correre sui muri, disegna l’alcolismo nell’unica lingua possibile: la lingua dei deboli, tratteggiando una storia che se non fossimo stati da Bonelli non avrebbe forse avuto il lieto fine anche se di una fine avrebbe conservato la dolcezza. Dopo un lungo silenzio Tiziano ha fatto bene a parlare.

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