SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO”: LE PRIME DONNE DEL FUMETTO

TERZA PUNTATA

Nello Speciale “Donne nel fumetto“, oggi ospitiamo un amico che ha scritto tanti bei articoli per questo sito e che oggi non è più tra noi: Carlo Scaringi.
Approfondiamo il tema delle donne nei fumetti con un suo intervento di taglio storico sulle prime donne nei comics USA.

Nel sommario in PDF, pubblicato QUI questo articolo è indicato pagina 14
Buona lettura
Mario Benenati​,
direttore culturale del web magazine Fumettomania

 

 LE PRIME DONNE DEL FUMETTO

di Carlo Scaringi

111606FM20_katzmainI primi protagonisti dei fumetti sono stati i bambini (Yellow Kid, Bibì e Bibò, Buster Brown, Little Nemo, ecc.) con storielle che per la verità erano lette e apprezzate più dai genitori, che spesso si ritrovavano nei personaggi. Le varie tavole proponevano per lo più piccole vicende familiari, quasi una cronaca umoristica della vita quotidiana primo Novecento, senza i problemi e le angosce oggi ben noti. Non a caso i primi personaggi di successo sono stati gli assortiti componenti della misteriosa famiglia Katzenjammer – un capitano in disarmo, un ispettore in pensione, una indaffarata casalinga e due bambini terribili – le cui vicende sono state narrate da Rudolph Dirks che il 12 dicembre 1897 pubblicò sull’American Journal di Hearst la prima tavola dedicata ai Katzenjammer Kids. La scena si svolge in una sperduta zona dell’Africa nera, colonizzata dai tedeschi. Bibì e Bibò, ovvero Hans e Fritz in originale, sono i classici bambini terribili della letteratura: dovrebbero andare a scuola, ma cercano di evitare questa fatica e preferiscono passare il tempo architettando scherzi e burle ai danni del Capitano (Cocoricòin italiano) e dell’Ispettore, un uomo severo, con una lunga barba e un alto cilindro in testa, probabilmente tarlato. Ma il divertimento maggiore dei due monelli è quello di rubare le torte (ovviamente di mele, per restare nel clima teutonico) alla Tordella, una classica madre di famiglia, grassoccia, che passa la giornata metà in cucina e l’altra metà a inseguire, col mattarello in mano, i due monelli, puntualmente puniti con sonore sculacciate, commentate dagli “ohibò” di Cocoricò, per rispettare la rima, immancabile nelle tavole del Corriere dei Piccoli che ha ospitato per anni le loro marachelle. La Tordella (Mama in originale) parla poco, forse ha scarsa cultura, ma mostra di avere più bonsenso della sua singolare famiglia acquisita.
Una tavola, uscita sul Corrierino, si conclude più o meno così: La Tordella irata strilla come fosse Petronilla e il buon Cocoricò si rifugia nei suoi ohibò. La citazione di Petronilla non è casuale, perchè fra le donne di carta occupa un posto di primissimo piano, è senz’altro più importante della umile Tordella, anche se le sue origini – come quelle del marito Arcibaldo – sono egualmente umili.

Questa coppia è stata ideata da Geo McManus nel 1913, una decina di anni dopo i Newlyweds, una serie di tavole che avevano per protagonisti due genitori innamorati all’eccesso del loro frugoletto, il solito enfant terrible di carta, diventato un Italia Cirillino. Arcibaldo e Petronilla hanno già una figlia, Nora, una bella ed elegante signorina, che segue la moda e i modi del tempo, come altre belle ragazze che Geo McManus ha inserito in molti episodi.

Il compito principale di Nora è quello di “educare papà”, come dice il titolo originale della tavola. Compito non facile, perchè Arcibaldo – un ex muratore diventato ricco grazie a una lotteria – non vuole dimenticare i suoi compagni di lavoro e di bevute. Petronilla invece dimentica subito il suo vecchio mestiere di lavandaia e inizia la scalata nella buona società: frequenta i salotti giusti, segue i concerti, ha addirittura ambizioni canore (andrà anche in Italia per perfezionarsi nella patria del belcanto), assiste alle sfilate di moda, ospita la gente che conta, e sempre si trascina dietro il povero Arcibaldo, che invece sogna invano quello stufato con i cavoli che Dinty Moore prepara come un grande chef. Accanto a Petronilla, la vita è quasi impossibile: “Tu passi la metà della tua vita cercando di tornare a casa senza essere bastonato, e l’altra metà per trovare il modo di sfuggire al mio controllo” gli ricorda spesso Petronilla. ARCIBALDO001Arcibaldo non si ribella quasi mai, neppure quando Nora, forse sorpresa da certi atteggiamenti della madre, lo invita a farlo. E’ un buono, tollera tutto, o quasi, a un suo nipotino (arrivano anche loro a un certo punto, la loro è una famiglia normale, malgrado tutto) che piange sentendo Petronilla cantare, gli dice: “Come ti capisco, piccolo, l’ho sopportata per anni”, ma sa ricorrere anche all’ironia come quando – all’incoronazione del re d’Inghilterra – davanti a una Petronilla estasiata (“Sono proprio nel mio elemento, con tutti questi nobili in giro”), replica gelido: “Forse potresti trovare un lavoro presso qualche brava famiglia”. Una volta che Petronilla voleva fare una passeggiata lungo il corso per incontrare vecchi amici, il marito la dissuade, perché le lavandaie sono ancora al lavoro. Oltre a Nora, che è sempre in cerca del principe azzurro (tale madre, tale figlia), la coppia ha anche un figlio, Sonny, chiamato alle armi. I genitori vanno a trovarlo, sognano di vederlo promosso generale o quasi, ma invece di generale c’è solo il fallimento, con Sonny negato in tutto, anche per la divisa.
Se le storie di Arcibaldo e Petronilla possono ogni tanto apparire assurde o eccessivamente umoristiche, quelle di Blondie e Dagoberto, che Chic Young (fratello di Lyman, autore di Cino e Franco) ha iniziato a disegnare nel 1930 sono un piccolo capolavoro di letteratura umoristica e realistica a un tempo. Attraverso questo coppia dalla vita modesta (lui impiegato in banca, casalinga ed ex sartina lei), la striscia racconta la piccola vita di tante coppie dell’America (e non solo) povera, modesta, che si accontenta e riesce a campare, con due figli, qualche cane e uno stipendio da fame o quasi.
11174 copiaBlondie manda avanti la famiglia, risparmia acquistando ai saldi (ma poi torna carica di pacchetti e chiede a Dagoberto di darle un piccolo premio perchè la vicina l’ha accompagnata in auto e ha risparmiato 15 cents), cercando le coccole, mostrandosi una brava moglie e una perfetta madre di famiglia, anche se ogni tanto perde la pazienza e scoppia in lacrime. Sono piccole baruffe: “Ho qualche difetto che ti dà fastidio?” gli chiede e se Dag galante le dice di no, scoppia in pianto perché “non sai nemmeno che difetti ho, per te io non esisto”. Ma sono solo piccole nubi che non oscurano una felicità che sembra eterna, e che fa di Blondie forse la più vera, sincera e credibile donna di carta. Una vera prima donna, non bella, non appariscente, non falsa che sta sulla scena da ottant’anni ormai.

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