SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO” – BETTY BOOP, IL SOGNO DEGLI ANNI TRENTA

UNDICESIMA PUNTATA

L’articolo che oggi pubblico è un comics tribute scritto qualche anno fa dal nostro grande amico, oggi compianto, Carlo Scaringi.
Carlo introduceva lo speciale con due interventi, il PRIMO dedicato alle primi personaggi femminili dei fumetti, che ho pubblicato lo scorso 30 marzo ed il secondo che sto per pubblicare.
Buona rilettura
Mario Benenati​,
direttore culturale del web magazine Fumettomania


Le donne di carta

Betty Boop, il sogno degli anni Trenta

di Carlo Scaringi

Betty Boop è scomparsa da oltre settant’anni, scacciata dagli schermi alla fine del 1939 da ottusi censori che non tolleravano la sua minigonna (già allungata da qualche tempo), le sue provocanti mossettine e gli occhioni che facevano sognare milioni di maschietti. Aveva portato una ventata di allegria e di spensieratezza per tutti gli anni Trenta, peraltro per nulla allegri, proprio come oggi. Ma Betty Boop continua a vivere nel mondo della fantasia e la sua immagine compare su gonne, magliette, quaderni, zainetti e i mille oggetti che il consumismo cerca di imporre al pubblico.
Quali i motivi di un successo così lungo? Tanti, ma soprattutto quello di aver portato un pizzico di maliziosa trasgressione nell’universo dei “cartoons” e dei fumetti, fino ad allora dominato da animali più o meno divertenti (Felix the Cat) o benpensanti (Topolino) e di pochi personaggi umani (Arcibaldo e Petronilla, Blondie e Dagoberto, ecc.), forse con tanti problemi ma tutti rigorosamente sposati.

Betty Boop invece, con la sua minigonna in anticipo sui tempi, la giarrettiera provocante, la bocca sempre pronta a baciare e gli occhioni maliziosi, è stata qualcosa di diverso, di nuovo, di peccaminoso, quasi di proibito, sia pure a luce rosa.

Raramente tutte queste doti si ritrovano in una vera donna, mentre possono tranquillamente convivere in un sogno di carta come Betty Boop, ragazza svampita, attricetta in cerca di gloria e fidanzata di tutti, nata nel 1931 sulla scia di alcune famose dive di Hollywood. Il personaggio è stato realizzato da Max Fleischer per un ciclo di cortometraggi animati che dovevano spargere ottimismo in un’America devastata dalla crisi, dalla criminalità e dalla disoccupazione diffusa. Sgambettando, cantando, danzando e correndo Betty Boop andò avanti fino al 1939 quando i soliti censori, accogliendo le proteste dei soliti benpensanti, compreso il gangster Anastasia, ne decisero la morte. Come è spesso accaduto nel mondo dei disegni animati, Betty Boop è uscita dalla matita di un disegnatore degli Studi Fleischer, Miron “Grim” Natwich, morto centenario una ventina di anni fa. I primi schizzi fatti da Max e Dave Fleischer risentivano, magari incosciamente, delle atmosfere disneiane. Grim Natwick invece gli diede una carica di ammiccante erotismo, stemperato in una disarmante innocenza: ne fece una sorta di “oca giuliva” (ma non tanto) alla quale anni dopo si sarebbe forse ispirata Marilyn Monroe.


Nella versione a fumetti Betty Boop ha avuto vita più breve, anche perché le immagini statiche non avevano la suggestione del movimento. E’ stata disegnata da Bud Counihan nelle strisce, dal 23 luglio 1934 al 23 marzo successivo, e nelle tavole domenicali dal 24 novembre 1934 al 27 novembre 1937. Le sue avventure, semplici e divertenti, sono forse più ironiche, ma restano un po’ fredde, quasi asettiche, senza il corredo del movimento, della musica, delle canzoni, alcune anche firmate da Cab Calloway e Louis Armstrong. I cortometraggi animati sono quasi sempre ambientati a Hollywood e dintorni, nel mondo dorato del divismo, delle piscine, dell’illusione. Ogni tanto il cane Bimbo, un colpo di vento o la portiera di un’auto la lasciano seminuda, per la felicità degli spettatori, proprio come accade a Jane dell’inglese Norman Pett che la creò alla fine del 1932. Col passar del tempo, quasi per prevenire le accuse future, vennero inseriti altri due personaggi, un minuscolo fidanzato, Hunky Dory, e soprattutto la zia Tillie, quasi una mamma, per guidarla sulla retta via, magari fino al matrimonio. Ma invano perché Betty Boop, sempre svagata e un po’ monella, distratta e furba, continua a cascare fra le braccia del regista, del primo attore, del fotografo di scena e così via, uscendo dall’avventura solo per entrare nella leggenda. Una leggenda lunga ormai ottant’anni.

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INTRODUZIONE

INTRODUZIONE ALLO SPECIALE FUMETTOMANIA N.21: “LE DONNE NEL FUMETTO”

COPERTINA E SOMMARIO

8 MARZO: INIZIA LO SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO” …

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