SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO” : DIVERSITÀ DI GENERE NEL FUMETTO SUPEREROISTICO STATUNITENSE

QUATTORDICESIMA PUNTATA

Si continua a pubblicare la prima parte dello speciale “Donne nel fumetto” che, come già scritto la settimana scorsa, è composta da una serie di articoli di ‘taglio’ storico.
Dopo l’articolo su Betty Boop, quello dedicato alle primi personaggi femminili dei fumetti), quello su Miss America  e quello sulle compagne di Superman e Batman, oggi (lunedi) cominciamo a toccare temi importanti come la diversità di genere nel fumetto supereroistico. Sarà Cesare Giombetti (che da anni si occupa di traduzione dall’inglese e della diffusione del fumetto statunitense in Italia, anche se oggi lavora a Preston in Inghilterra) “a guidarci ” nella lettura di questo interessante articolo.

Buona lettura
Mario Benenati​,
direttore culturale del web magazine Fumettomania


DIALETTICA DEL TEMA DELLA DIVERSITÀ DI GENERE NEL FUMETTO SUPEREROISTICO STATUNITENSE

di Cesare Giombetti

Nella rielaborazione della tesi di laurea “Dialettica del tema della diversità nel fumetto supereroistico statunitense”, che potete consultare al seguente indirizzo ( http://www.blue-area.net/dialettica-della-diversita ), potrete trovare un’analisi di tipo sociologico relativa al tema della diversità nell’universo narrativo dei fumetti di supereroi

Si tratta brevemente in quella sede anche della diversità di genere, con la citazione del cambio di ruolo rivoluzionario apportato dall’invenzione dei Fantastici Quattro. Precedentemente il ruolo della donna era stato quasi sempre solo quello di eroina divinizzata, come Wonder Woman, o di fidanzata nei fumetti romantici. Solo molto più raramente il ruolo era quello di eroina indipendente e “normale”, come nel caso della Donna in rosso, che affronteremo.

La svolta si ebbe però proprio con i Fantastici Quattro, per poi approdare a personaggi ancor più nettamente emancipati ed emancipanti, come Valkyrie.

“Susan Storm è la fidanzata di Reed Richards (si sposeranno anni dopo e avranno anche un figlio) e, sicuramente, non si emancipa dalla condizione subordinata nei confronti del fidanzato (che è anche il capo) e del resto del gruppo (è l’unica, si noti, ad avere un potere difensivo), ma lo fa, comunque, rispetto al ruolo femminile classico del fumetto statunitense, ovvero quello di compagna svenevole nei confronti dell’uomo-protagonista, facendo, così, da apripista a supereroine con personalità forti, fino ad arrivare, non molti anni dopo, a Valkyrie, la prima supereroina «femminista».

Si potrebbe obiettare che, in nuce, e forse neanche troppo, Wonder Woman potrebbe essere considerata un personaggio più avanzato riguardo questa specifica dialettica. È sicuramente vero che Diana, alias Wonder Woman, fu, forse, il personaggio più rivoluzionario della DC fino all’avvento della Marvel, e che fu la vera apripista a proposito del tema della donna, ma è anche vero che, in Susan Storm, vi è un avanzamento dialettico poiché questa donna vive nel mondo reale e non in un mondo semi-divino, e, inoltre, è la prima compagna di un uomo ad iniziare ad essere emancipata, presentando, così, una situazione in cui il pubblico femminile poteva facilmente, e non solo idealmente, rispecchiarsi.” ( http://www.blue-area.net/dialettica-della-diversita )

In questa trattazione affronteremo qualche esempio per analizzare un certo andamento dialettico nell’evoluzione del ruolo della donna nel mondo dei supereroi. Non si tratterà di un percorso esaustivo, ma esemplificativo

Specifichiamo inoltre che si tratta di supereroi perché si segue la teoria già esposta nella suddetta tesi in premessa, ovvero che essi siano una buona rappresentazione – paradossalmente – del reale e della società e degli sviluppi sociologici dunque.

Infine, e per amor di precisione, dobbiamo dire che non si tratta sempre di supereroi, ma anche di eroi (come nel caso della Donna in rosso) senza superpoteri, ma pubblicati su riviste antologiche che presentavano normalmente protagonisti con poteri.

 

  1. Woman in Red – Donna senza caratteristiche femminili

    La Donna in rosso è stata – sembrerebbe – la prima eroina a fumetti. Siamo nel 1940 e la protagonista è decisamente emancipata per l’epoca. Comparve per la prima volta su Thrilling Comics numero 2 (marzo ’40) della Nedor Comics. Non troviamo però quasi nessun tipo di problematizzazione della condizione femminile. La diversità era annullata dall’uguaglianza. Si trattava, in pratica, di diversivi. L’eroe poteva essere donna purché non si mettessero in evidenza le caratteristiche femminili.

    Trovate qui (http://issuu.com/dteditore/docs/gliarchividelfumetto-001 , pagg. 43-49) un saggio. A pag. 46 potete trovare un elemento innovativo, ovvero un “problema” legato alla femminilità. La protagonista infatti si spoglia e rimane in sottoveste. Si tratta del primo timido elemento legato alla questione “donna”. Per il resto essere donna, come dicevamo, all’epoca era solo un trucco narrativo per animare le trame decisamente ripetitive dell’epoca. Potrete confrontare con le altre storie della Nedor presenti nel volume citato. L’essere donna è paragonabile all’essere bambino dell’aiutante di Black Terror (pagg. 9-23) o, ancor di più, all’essere muto da parte di Daredevil della Lev Gleason Publication (http://comicbookplus.com/?dlid=15020 pp. 32-39). Come potete vedere nel primo episodio, l’handicap di Daredevil non è minimamente problematizzato, come nel caso dei più recenti Freccia Nera (1965), personaggio con voce/arma e dunque muto di fatto, ma è reso semplicemente una nota di colore per caratterizzare il personaggio. La caratterizzazione era infatti così rischiosa e complessa da gestire che l’eroe perse, già dal secondo numero e senza nessuna spiegazione, il difetto e divenne nuovamente parlante. Questo era il contesto. Si provava a raccontare personaggi diversi dall’uomo bianco e robusto, ma senza approfondire le differenze e col rischio di non poter andare avanti a lungo col personaggio. Daredevil dovette cambiare velocemente infatti, ma anche la carriera della Donna in Rosso fu molto breve. Queste le eroine dell’epoca. Timidi passi, ma, comunque, un inizio.

  2. Wonder Woman

    Pochi sanno che William Moulton Marston, noto anche come Charles Moulton, creatore nel 1941 della supereoina forse per antonomasia Wonder Woman (All Star Comics n. 8, dicembre 1941, DC Comics), era non solo autore di fumetti, ma anche psicologo e teorico femminista. Egli stesso asserì che “Wonder Woman is psychological propaganda for the new type of woman who should, I believe, rule the world” ( Hendrix, Grady (December 11, 2007). “Out for Justice“.The New York Sun ). Un salto notevole dunque rispetto alla consapevolezza. In questo caso si arriva addirittura alla propaganda femminista, già nel 1941.

    E ancora: “Not even girls want to be girls so long as our feminine archetype lacks force, strength, and power. Not wanting to be girls, they don’t want to be tender, submissive, peace-loving as good women are. Women’s strong qualities have become despised because of their weakness. The obvious remedy is to create a feminine character with all the strength of Superman plus all the allure of a good and beautiful woman.”

    (http://psychcentral.com/blog/archives/2011/05/17/a-psychologist-and-a-superhero/ )

    Siamo sicuramente a un passo successivo della dialettica del ruolo della donna nel mondo dei supereoi, vista la nuova intenzione. Nasce dunque un’idea dietro la rappresentazione, ma la rappresentazione stessa svolge il ruolo di creare un’icona femminile e protofemminista, ma non c’è avanzamento sul tema della problematizzazione. L’iconicità idealizzata e idealizzante non contribuisce alla rappresentazione della donna in quanto donna.

    “Un’immagine che mostra abbastanza il lato femminista di Wonder Woman”. © DCComics, per gentile concessione
  3. Susan Storm

    Si dovette aspettare il 1961 per poter assistere alla rivoluzione della Marvel, pensata dalle menti di Stan Lee e Jack Kirby, per mezzo della formula dei supereroi non più tutti d’un pezzo, ma con superproblemi, dati dalle responsabilità associate al ruolo e dalla situazione contingente. Il supereroe poteva dunque essere studente squattrinato e frustrato (Uomo Ragno), o non vedente (Devil) o altro, purché si trattasse di situazioni plausibili o realistiche o nate dall’esagerazione di una problematica reale (Hulk non è realistico, ma è plausibile l’emarginazione data dall’aspetto fisico “diverso”).

    In questa sorta di neorealismo in chiave pop applicato ai supereroi, i primi protagonisti furono i Fantastici Quattro (Fantastic Four n. 1, novembre 1961, Marvel), che mettevano in scena la stranezza della normalità di una famiglia (allargata). Il nucleo era composto da marito e moglie e la lei del caso non è di sicuro totalmente emancipata, ma si ha un salto notevole rispetto al modo di pensare la donna in questa forma di narrativa.

    Susan Storm è sicuramente l’elemento più debole del gruppo, con un potere soprattutto difensivo. Ha bisogno degli uomini del gruppo senza dubbio. È moglie. Ancora dunque il ruolo è legato a dei cliché classici. Ma nello stesso tempo, si tratta di una vera e propria protagonista donna e normale (nonostante i poteri) nei comportamenti, nei sentimenti, ecc. Per la prima volta la donna esce dal ruolo di eroina idealizzata o quasi asessuata o di fidanzatina svenevole e diventa semplicemente donna.

    Qualche anno dopo, non a caso, sarebbe sorto il movimento del ’68 e sarebbe cominciato il processo di emancipazione e affermazione della donna.

    “Susan Storm tormentata fra fedeltà coniugale e altre pulsioni… il simbolo di un’epoca…” © Marvel Comics, per gentile concessione
  4. Jessica Jones

    Un altro salto (anzi due), questa volta rispettivamente di 40 anni e di 43, per arrivare al 2001 e al 2004 (Alias n.1, novembre 2001, Marvel e The Pulse n.1, aprile 2004) e incontrare una supereroina raccontata nei pregi, nei difetti, con problemi, gioie, lavoro, amori e sesso discretamente plausibili, grazie alla penna di Brian Michel Bendis.

    La Marvel del terzo millennio cerca formule narrative sempre più mature per un pubblico sempre più adulto e, nel frattempo, la donna è arrivata ad emanciparsi quasi completamente. Chiaramente nella prassi l’emancipazione può essere relativizzata, ma si è arrivati al punto di accettazione almeno teorica dell’uguaglianza dei sessi, nei diritti e nei doveri e non è strano vedere una donna che conduca una vita sessuale libera, o che faccia l’investigatrice, o che rivesta alte cariche (così come oggi non è più strano pensare a un presidente degli Stati Uniti nero).

    Nella fattispecie, Jessica Jones è una supereroina che rinuncia al ruolo per fare – appunto – l’investigatrice privata. Ha una vita scomposta come quella di tanti uomini. Vive i tormenti quindi di chi si sostiene grazie alle sue forze e non protetta dal bravo maritino che porta a casa lo stipendio.

    Un esempio, ma ce ne sarebbero tanti nella serie durata 28 numeri, dal 2001 al 2004: il numero 17 (febbraio 2003) si apre con due tavole che descrivono un rapporto sessuale interrotto da lei in maniera semplice e fredda, perché “ho solo bisogno di smettere”, con conseguente incredulità e stress da parte dell’uomo di turno, che non riesce a capacitarsi di questa banale (dal punto di vista di una donna emancipata), ma strana (dal punto di vista dell’uomo che ancora non si relazione correttamente con la donna non più oggetto) “decisione”.

    Nella seconda serie che la vede protagonista, The Pulse, affronterà persino la gravidanza, anche in quel caso dal punto di vista della donna contemporanea, con tormenti e dubbi e difficoltà, ma continuando a vivere la sua vita e non, come accadeva in passato, isolandosi dalla quotidianità in uno stato di quasi-malattia.

    “Una Jessica Jones decisamente fuori dallo stereotipo classico della donna”. © Marvel Comics, per gentile concessione

    Conclusioni

    L’evoluzione della rappresentazione del ruolo femminile conferma la rappresentatività della realtà da parte del racconto fumettistico statunitense, nonostante si tratti di storie di finzione, in sé e per sé assolutamente non aderenti al piano del reale (basti pensare ai superpoteri).

    Il corpus della vastissima produzione di fumetti di supereroi si rivela quindi strumento utile e integrativo per l’interpretazione dei cambiamenti sociali negli Stati Uniti (e non solo).


    NOTE BIOGRAFICHE

    Cesare Giombetti Laureato a Cagliari nel 2006 in Lingue e Culture europee ed extraeuropee con una tesi sul tema della diversità del supereroe nel fumetto statunitense. È stato responsabile editoriale Green Comm Services. Si occupa da anni di traduzione dall’inglese e diffusione del fumetto statunitense in Italia. Ha tradotto Bloody Mary di Ennis (2008), L’ira dello spettro di Fleisher (2008), JSA Classic 5 di Thomas (2009) per la Planeta DeAgostini, tradotto e curato le pubblicazioni Archivi del fumetto 1-2-3 (Daniele Tomasi Editore) e co-tradotto Cruel and unusual di Delano (2012, Green Comm Services). Si è occupato inoltre della cura editoriale di 2020 Visions di Delano (2011, Green Comm Services). Ha curato la rubrica “Seriali sul serio”, sull’uso del seriale come strumento narrativo, per la rivista Continua… (2010/11, Daniele Tomasi Editore). È stato ideatore e organizzatore della rassegna di incontri con autori e operatori del fumetto Crêpes Dessinées, che si è tenuta a Cagliari fino al 2011 raggiungendo le 5 edizioni annuali. Attualmente, nel poco tempo libero a disposizione tra un cambio pannolino e l’altro (non perché nel frattempo sia invecchiato così tanto da diventare incontinente) scrive qualche breve saggio sul fumetto per Fumettomania, per European Comics Journal, traduce libri, London Macabre di Savile e un libro di ricette e si è anche dato alla scrittura di un radiodramma, Problems.

     

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    SOMMARIO WEB

    INTRODUZIONE

    INTRODUZIONE ALLO SPECIALE FUMETTOMANIA N.21: “LE DONNE NEL FUMETTO”

    COPERTINA E SOMMARIO

    http://fumettomaniafactory.net/2017/03/08/8-marzo-inizia-lo-speciale-le-donne-nel-fumetto/

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