SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO”: LE DONNE IN CRESCITA DI WALT DISNEY

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SEDICESIMA PUNTATA

Si continua a pubblicare la prima parte dello speciale “Donne nel fumetto”.
In questi articoli di ‘taglio’ storico i nostri collaboratori si sono soffermati su: Betty Boop, sui primi personaggi femminili dei fumetti), su Miss America , sulle compagne di Superman e Batman, e sulla diversità di genere nel fumetto supereroistico, e su Grazia Nidasio-
Oggi tocca a Roberta Marchetta, uno dei talenti delle Scuola del Fumetto/Grafimetedi di Palermo, con un interessante testo sui personaggi femminili nei lungometraggi di Walt Disney.

Buona lettura
Mario Benenati​,
direttore culturale del web magazine Fumettomania


Tra tradizione e attualità, le donne in crescita di Walt Disney

di Roberta Marchetta (clem_06@hotmail.it)

Era il lontano 1937. A Roma si aprivano per la prima volta le porte di Cinecittà, Picasso traeva ispirazione da una Guernica bombardata, sotto un cielo che portava via con sé per sempre Amelia Earhart mentre Mussolini dedicava parole d’elogio all’esercito tedesco, ma il mondo stava subendo un’ulteriore trasformazione, qualcosa di nuovo si preparava a fare capolino dalla mente di un uomo visionario. E’ il 1937 e al Carthay Circle Theatre viene proiettato il primo lungometraggio di animazione nella storia del cinema, Biancaneve e i sette nani. La principessa dalla boccuccia di rosa, d’ebano i capelli e come neve bianca, si presentava al pubblico canticchiando e sbrigando faccende nella casetta di 7 graziosi nanetti. Una visione un po’ limitata, certo, ma non si può negare che tutti i riflettori (e le prime pagine di tutti i giornali dell’epoca) fossero puntati su di lei. Ecco quindi che la prima creatura di Walt Disney prende vita e tra un desiderio e l’altro gettato nel pozzo, da il via ad una lunga serie di successi animati che permettono alla donna di farsi spazio come figura predominante e sicura di sé, come esempio per le bambine figlie della neo nata televisione, per tutte colore bisognose di credere che sognare sia parte integrante del fare. Al centro di mille polemiche, tra movimenti femministi che vogliono esaltare la figura di una donna indipendente dall’uomo, le principesse di Walt devono cercare di stare al passo coi tempi e così la loro perdurante evoluzione ha inizio. Ecco che le donne dei lungometraggi Disney cominciano ad uscire le unghie e lottare per raggiungere i loro scopi, senza attendere passivamente l’arrivo del loro principe, azzurro o con tanto di spada e scudo. Cenerentola, la donna degli anni ‘50 si divide tra la ramazza e balli romantici al chiaro di luna sbeffeggiando infine le perfide sorellastre e coronando il suo sogno d’amore tra il DinDonDan di festose campane. E’ invece la bella Aurora che, dopo essersi destata dal sonno profondo che la teneva prigioniera, segna un momento di stasi del genere ‘principessa’ fino al 1989, quando la casa Disney torna sui binari portando fuori dalle acque profonde della crisi dello studio una giovane e sbarazzina sirenetta dai capelli rossi, Ariel.

Una figura apparentemente lontana dalla realtà, frutto di narrazioni mitologiche e fino a quel momento delle pagine di Andersen, si ritrova ad essere più vicina alle giovani donne di quanto si pensi. Ecco infatti un bel paio di occhi vispi, atteggiamento ribelle, un rapporto conflittuale con il padre ed ecco servita la portata principale di un buffet completo di un’incredibile fluidità dell’animazioni e mirabolanti innovazioni tecniche. La teenager con le pinne tende la mano e lascia il testimone ad una serie di donne forti, libere, indipendenti ma allo stesso tempo fin troppo esuberanti, testarde e capaci di cadere in errore come qualsiasi, comunissima donna. Ecco che Belle sacrifica i suoi sogni pur di salvare la vita del vecchio padre, Jasmine fugge dal suo palazzo per evitare un matrimonio senza amore mentre la coraggiosa Mulan prende il posto del padre in battaglia per sottrarlo da morte certa. Gli anni ’90 sono quindi segnati da una serie di immagini forti, storie degne di essere viste e riviste ma è quando la casa Disney si avvicina ad una storia realmente accaduta che raggiunge il massimo coinvolgimento da parte del suo pubblico: è il 1995, esce nelle sale “Pocahontas”. Esempio di una donna comune, legata alla famiglia ma piena di voglia di fare, con quel desiderio di evadere e la fretta di scoprire quale sarà la sua strada. Nel lungometraggio Disney la storia è un po’ romanzata, infatti nei documenti pervenuti non vi è alcun cenno di una storia d’amore tra la giovane Pocahontas e l’avventuroso John Smith (anche perché la differenza di età era notevole!) ma quel che è certo è che nel 1607, in Virginia, una giovane nativa della tribù dei Powathan, dal nome Pocahontas, salvò la vita al colono inglese di Jamestown ponendosi tra lui e il padre pronto a giustiziarlo. Successivamente la principessa indigena sposò John Rolfe, seguendo la storia narrata nel sequel Disney “Pocahontas 2 – Viaggio nel nuovo mondo”. Una donna forte quindi, capace di sacrificare se stessa per i suoi ideali e pronta a far cambiare idea a qualsiasi teoria femminista che potesse andare contro le donne raccontate fino a quel momento al cinema dal signor Disney.

Intanto, i tempi cambiano e la donna con loro. Ecco quindi che la Disney Pixar mette in campo la più agguerrita delle sue combattenti, Merida (Brave, 2012). Come giudicare una giovane principessa che al torneo organizzato dalla madre per darla in sposa al vincitore, decida di partecipare per vincere la sua stessa mano? La freccia è scoccata, la madre autoritaria e la figlia presuntuosa troveranno il coraggio di mettersi a nudo, confrontarsi, aprire quel dialogo di cui a volte è così difficile trovare la chiave. Le giovani donne di oggi hanno davanti un percorso da studiare, analizzare, ammirare o da cui prendere spunto, guerriere di ieri e dei nostri tempi, coraggiose, aggraziate o mascoline che siano, di tutte le razze ed età che hanno in comune un solo e unico pensiero, l’idea che ogni donna possa risalire il proprio fiume della vita ma nonostante torrenti torbidi e massi appuntiti hanno tutte le carte in regola per sfociare in un oceano di opportunità, libere di fare le proprie scelte.

Proprio di recente, la principessa Elsa (Frozen, 2013) ha ancora una volta portato avanti un messaggio di indipendenza del genere femminile, tra paure e delusioni, ha scoperto grazie al fantomatico ‘amore’ che tutto è possibile e per una volta, forse colpita da questa rapida modernizzazione dei costumi, non si è trattato di amore verso un uomo ma esclusivamente di amore verso se stessa. La canzone da lei interpretata nel film, frutto della tradizionalissima struttura musical dei film Disney, comunica più di quanto possa trasmettere l’intero film in sé, incoraggiando qualsiasi donna (e uomo!) a prendere in mano la propria vita.

La conclusione, mea culpa, è che questo benevolo plagio disneyano possa solo portare benefici nelle donne che hanno bisogno di sostegno, di comprensione, in un mondo che urge profondo conforto, tra uomini e donne che necessitano di un piccolo promemoria che suggerisca la volontà di guardarsi negli occhi, amarsi e abbandonare quel senso di vuoto la cui vita a volte ci sottomette. La storia di Walt Disney, delle vite delle donne da lui raccontate possono colmare questo vuoto o semplicemente si può riconoscere che seppure favole, un lieto fine è sempre gradito.

 

BIOGRAFIA – ROBERTA  MARCHETTA

Classe 1990, Laureata al Dams e Diplomata presso la Scuola del Fumetto di Palermo/Grafimated, lavora nel mondo dell’illustrazione e del fumetto dal 2015 rivolgendosi in particolare all’universo dei bambini.
Ha lavorato per  Disney e per altri editori.

 


SOMMARIO WEB

INTRODUZIONE

INTRODUZIONE ALLO SPECIALE FUMETTOMANIA N.21: “LE DONNE NEL FUMETTO”

COPERTINA E SOMMARIO

8 MARZO: INIZIA LO SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO” …

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