SPECIALE ” LE DONNE NEL FUMETTO” : IL MONDO DI MAFALDA

VENTESIMA PUNTATA

Con questo intervento si conclude la prima parte dello speciale “Donne nel fumetto”, dedicata ad articoli di ‘taglio’ storico.
Dopo tanti scritti interessanti su: Betty Boop, sui primi personaggi femminili dei fumetti), su Miss America , sulle compagne di Superman e Batman, e sulla diversità di genere nel fumetto supereroistico, su Grazia Nidasio, sulle eroine dei cortometraggi Disney, sulle donne di Flash Gordon, un articolo sulle ex fanzinare,  un bel articolo dedicato a Jeffrey Catherine Jones, un autore/autrice poco conosciuta in Italia, oggi si conclude con un bel saggio su Mafalda (che qualche anno fa usci  su http://fumettiseri.blogfree.net/?t=5015848).

Buona lettura
Mario Benenati​,
direttore culturale del web magazine Fumettomania


Mafalda la contestataria

di Monica M.

Quella in cui nascono le sue prime strisce è un’epoca di profonde tensioni Joaquín Salvador Lavado Tejón, in arte Quino, realizza uno spaccato impietoso della realtà sociale dei suoi connazionali. Per farlo si avvale di un personaggio dalla simpatia disarmante, al contempo delicato e battagliero.

Disegnata con pochi tratti dall’incredibile impatto espressivo, Mafalda è un simbolo di protesta ancor prima di essere un capolavoro del fumetto, incarna un ideale di pace universalmente condiviso.

La sua semplicità ha conquistato il mondo e ancora oggi, a distanza di mezzo secolo dalle prime pubblicazioni, continua ad essere la bambina irresistibile di sempre.

La striscia racconta le ristrettezze della Buenos Aires post peronista e le condizioni in cui versa la politica internazionale durante guerra fredda.

La sua divulgazione richiese uno sforzo non indifferente, a ognuna delle venti lingue in cui fu tradotta fu chiesto di adattarla alla realtà del proprio Paese mantenendone inalterato umorismo e spirito critico. A dimostrare la riuscita di questa mastodontica operazione fu il successo improvviso e oceanico della striscia, tanto emblematico del suo tempo da spingere Umberto Eco a definirla “il personaggio degli anni Settanta (1)”

Mafalda non si spiega come l’umanità non sia riuscita nel corso della storia a realizzare un modo più efficace per organizzare il mondo.

Il suo stupore è contagioso, pagina dopo pagina le ingenue perplessità della bambina tornano le nostre, anche il lettore si riappropria della sua innocenza e si cala in quell’immaginario ricolmo di possibilità che è il mondo di Quino. Come non domandarci come sarebbe diversa la vita degli esseri umani se tutti collaborassimo al miglioramento delle condizioni del pianeta, se ci rapportassimo gli uni agli altri nel rispetto di una vera democrazia? I conti proprio non le tornano.

Mafalda guarda la realtà come a un gioco di costruzioni, è disposta a fare a pezzi l’oggetto del proprio interesse per comprenderne l’incastro e identificare un modo più efficace di ricomporlo.

Tanti sono gli aspetti contraddittori del mondo che la circonda e la sua attenzione irriverente non risparmia niente e nessuno, a cominciare dai suoi genitori.

Angel, anonimo impiegato di una compagnia assicurativa e Raquel, casalinga, abitano nel centro di San Telmo, (al 371 di Via Cile, a due passi da quella che era l’abitazione di Quino a Buenos Aires all’epoca della creazione della striscia).

Qualora la giovane coppia avesse contato sulla nascita della figlia per coronare l’idillio romantico sarebbe rimasta spiazzata non poco dal temperamento bellicoso e imprevedibile della primogenita. Capita spesso che Mafalda formuli quelle domande che loro stessi temono di porsi sull’effettiva convenienza delle scelte operate in passato. In una delle vignette Mafalda descrive i genitori come incomprensibili: sono un film in cui i figli intervengono solo a metà proiezione.

Mafalda contesta l’atteggiamento rinunciatario e l’arrendevolezza di fronte a quello che sembra essere vissuto da entrambi come un destino ineluttabile.

La madre, promettente pianista in gioventù, non ha portato a compimento i suoi studi universitari per dedicarsi interamente alla famiglia; il padre che accusa i sintomi di una prolungata esposizione allo stress lavorativo, si dedica compulsivamente alla botanica d’appartamento e ricorre frequentemente al ‘nervocalm’.

Intendiamoci, Mafalda è molto legata alla famiglia, ma ne contesta la valenza compensatoria attribuitagli dalla mentalità piccolo borghese del tempo, non si può essere felici a dispetto della mortificazione, impassibili alla sofferenza o inermi di fronte alla prevaricazione. Nella sua lotta all’autorità costituita tanto vale cominciare da quella genitoriale.

Quella di confidare nella spontaneità del modello educativo tradizionale, autorevole e fermo, nel rispetto del quale loro stessi erano cresciuti, si rivelerà presto una scelta fallimentare per i due malcapitati.

Accusati di essere genitori senza preparazione specifica al loro esordio dovranno presto abbandonare la pretesa di cavarsela a buon mercato in questa sfida.

Fidarsi degli adulti nell’attesa di avere l’età per interrogarsi sulle ‘cose da grandi’ non è una soluzione percorribile per Mafalda che non si fida del genere umano e non è disposta a delegare a due dilettanti del ramo le scelte che riguardano il suo futuro.

Per questo decide di stemperare l’impatto genitoriale nella relazione con il secondogenito. La nascita del fratellino ci permette di conoscere la parte più delicata di Mafalda, fin dall’annuncio datole dai suoi genitori prende il suo arrivo come qualcosa di folgorante: memorabile la vignetta in cui alla notizia si paralizza e cade dal suo pouff.

Nel tentativo di filtrare la realtà per renderla masticabile per Nando ci avviciniamo a una Mafalda tenera, protettiva, che tollera gli egoismi e i capricci tipici del piccolo, che si dichiara intenzionato a fare il cattivo, mettendolo in guardia dai cattivi di professione che non hanno lasciato per gli aspiranti al ruolo neanche un misero posto vacante.

Anche gli amici giocheranno un ruolo determinante, ma di questo parleremo meglio in un’altra occasione.

CITAZIONE

(1)- Umberto Eco: da ‘Mafalda o del rifiuto’, “In Mafalda si riflettono le tendenze di una gioventù irrequieta, che qui assumono l’aspetto paradossale di un dissenso infantile, di un eczema psicologico da reazione ai mass media, di un’orticaria morale da logica dei blocchi, di un’asma intellettuale da fungo atomico. Siccome i nostri figli si avviano a diventare -per nostra scelta- tante Mafalde, non sarà allora imprudente trattare Mafalda col rispetto che merita un personaggio reale” prefazione a ‘Mafalda la contestataria‘, ed. Bompiani, 1969.

 

 

NOTE BIOGRAFICHE – QUINO

QUINO, Joaquín Salvador LavadoTejón, nace en la región andina de Mendoza (Argentina) el 17 de julio de 1932, aunque en los registros oficiales, es anotado el 17 de agosto. Desde su nacimiento fue nombrado Quino para distinguirlo de su tío Joaquín Tejón, apreciado pintor y diseñador gráfico, con el que, a los tres años de edad, descubrió su vocación.
A los trece años se matriculó en la Escuela de Bellas Artes, pero en 1949 “Cansado de dibujar ánforas y yesos”, la abandona y piensa en una sola profesión posible: dibujante de historieta y humor.
Determinado firmemente a lograr sus objetivos, a la edad de dieciocho años se trasladó a Buenos Aires en busca de un editor dispuesto a publicar sus dibujos, pero pasaría tres años de penurias económicas antes de ver su sueño hecho realidad.“El día que publiqué mi primera página – dijo recordando su debut en el semanario Esto es, de Buenos Aires – pasé el momento más feliz de mi vida”. Fue en 1954. Desde entonces y hasta la fecha sus dibujos de humor se vienen publicando ininterrumpidamente en infinidad de diarios y revistas de América Latina y Europa.
Con la popularidad mejora su situación económica, y en 1960 tiene la oportunidad de coronar otro sueño: casarse con Alicia Colombo, nieta de inmigrantes italianos y con un título en química.
En 1963 aparece su primer libro de humor, “Mundo Quino”, una recopilación de dibujos de humor gráfico mudo con prólogo de Miguel Brascó. El mismo Brascó lo presenta a Agens Publicidad, que buscaba a un dibujante para que creara una historieta «mezcla de Blondie y Peanuts» para publicitar el lanzamiento de una línea de productos electrodomésticos llamados Mansfield, razón por la que el nombre de algunos de los personajes debían comenzar con la letra M, de ahí Mafalda. Agens no hace su campaña, pero Quino se queda con unas pocas tiras que le serían útiles unos meses después, cuando diera vida al personaje que lo haría famoso.
Mafalda, la chica de pelo negro que odia la sopa y está en contradicción con los adultos, se publicó por primera vez el 29 de septiembre 1964 en el semanario Primera Plana de Buenos Aires. El 9 de marzo 1965, con el paso de las tiras cómicas al periódico El Mundo (en el que Quino publicará seis tiras por semana), se inicia el imparable éxito del personaje, que cruza las fronteras nacionales para conquistar América del Sur y luego se extiende a Europa, ganando una posición de liderazgo en el imaginario colectivo.
Jorge Álvarez Editor publica el primer libro de Mafalda que reúne las primeras tiras en orden de publicación, tal como se hará en los siguientes. Sale en Argentina para Navidad y en dos días se agota su tirada de 5.000 ejemplares.
En Italia, se edita en1969 el primer libro, “Mafalda la Contestataria”, con la presentación de Umberto Eco, director de la colección.
El gran éxito y fama internacional no impedirán que Quino, el 25 de junio 1973,  tome una decisión para algunos desconcertante: no dibujar más tiras de Mafalda, pues ya no siente la necesidad de utilizar la estructura expresiva de las tiras en secuencia. Sin embargo, el interés por Mafalda se ha mantenido inalterado, de hecho, sus libros continúan reimprimiéndose y sigue siendo elegida para acompañardiversas campañas sociales (UNICEF, la Cruz Roja Española, el Ministerio de Relaciones Exteriores de la República de Argentina). En adelante Quino continuará publicando semanalmente sus tan conocidas páginas de humor que han ido agrupándose en la colección de sus libros de Humor.
En 1984, invitado para integrar el jurado del Festival de Cine Latinoamericano de La Habana, viaja a Cuba, donde comienza su amistad con el director de cine de animación Juan Padrón y firma un contrato con el ICAIC (Instituto Cubano del Arte e Industria Cinematográficos) para la realización de cortometrajes con sus páginas de humor. La serie se llama Quinoscopios, dirigidos por Juan Padrón sobre dibujos e ideas de Quino.
En 1993 la empresa española D.G. Producciones S. A., en coproducción con Televisiones Españolas produce 104 episodios de Mafalda en dibujos animados de 1 minuto de duración dirigidos por Juan Padrón en el ICAIC. Las caricaturasfueron difundidasen Italiapor la RAI2 y en Argentina en dos oportunidades: primero por el antiguo canal 11 y varios años después por canal Encuentro.
A lo largo de su carrera recibe múltiples reconocimientos, entre ellos la Orden Oficial de la Legión de Honor, la honra más importante que el gobierno francés le concede a un extranjero. El 2014 es un año especial, ya que Quino cumple 60 años en el humor gráfico y Mafalda cumple 50 años. También este año recibió en España el Premio Príncipe de Asturias de Comunicación y Humanidades e inauguró la 40a Feria Internacional del Libro de Buenos Aires.

 

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SPECIALE LE DONNE NEL FUMETTO: SOMMARIO WEB

INTRODUZIONE

INTRODUZIONE ALLO SPECIALE FUMETTOMANIA N.21: “LE DONNE NEL FUMETTO”

COPERTINA E SOMMARIO

8 MARZO: INIZIA LO SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO” …

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