IL CASO DI “JULIA” di FABRIZIO SCIBILIA. SPECIALE “LE DONNE NEL FUMETTO”

– VENTISETTESIMA PUNTATA –

Dopo una serie di Workshop internazionali (strepitosi), torniamo per alcune settimane a presentare degli articoli di approfondimento, nella sezione attualità.  Si inizia con Julia e con le donne bonelliane, a presentarcele è uno scrittore, giornalista, vignettista d’eccezione: Fabrizio Scibilia, già collaboratore di Fumettomania negli anni passati.

Buona lettura
Mario Benenati​, direttore culturale del web magazine Fumettomania


 

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LA BONELLI E LE DONNE: IL CASO DI “JULIA

Una vera “Wonder Woman” all’italiana

di FABRIZIO SCIBILIA

L’universo narrativo ed iconografico della Sergio Bonelli Editore, in ragione del fatto che si tratta della più importante casa editrice di fumetti in Italia, e dunque il “mainstream” per definizione nel settore, si è ovviamente evoluto in maniera perfettamente rappresentativa delle trasformazioni principali vissute dalla società italiana e dai suoi costumi. Il ruolo della donna, perciò, è stato uno dei primi indicatori di questi cambiamenti, che più o meno prontamente hanno trovato una corrispondenza nelle storie disegnate pubblicate dalle serie bonelliane. La prima e più gloriosa di esse, quella dedicata all’eroe western per antonomasia in Italia, cioè Tex Willer, vedeva le donne comparire solo di straforo, fin dalle prime storie: si trattava per lo più di varie declinazioni di dark lady del Far West, chiaramente ispirate al cinema di quegli anni, perché le donne sembrava potessero avere un ruolo efficace solo in quelle vesti eccezionali e poco rassicuranti, mentre per il resto, nel West di casa nostra, le si teneva “fuori fuoco”. D’altronde, quei primi eroi monolitici degli albi a fumetti non avevano tempo per l’amore o per altri sentimenti che non fossero avventurosi e prettamente “maschili”, ma nemmeno per essere minimamente rappresentati nella quotidianità o nel privato. I quali erano dunque gli unici ambiti in cui era ammessa la presenza “ordinaria” della donna.

Le cose cambiano un po’ con il boom economico e l’avvento dei nuovi costumi collegati all’emancipazione, lenta ma continua, della donna. La scrittura delle storie si disinibisce anche rispetto al tabù della rappresentazione dei sentimenti: anche alla Bonelli, all’abbrivio degli anni Sessanta, cominciano a comparire anche piccoli siparietti sentimentali (vedi “Un ragazzo nel Far West”, serie nata nel 1958) e, timidamente, perfino qualche contatto ravvicinato tra i due sessi: come, ad esempio, accade nelle storie del temerario eroe di Darkwood, Zagor (creato nel 1961), che, pur traendo molti spunti dall’iconografia classica dell’eroe senza macchia né paura, già con le donne si pone in modo diverso dal tetragono Tex; e rispetto fra l’altro a dolci pulzelle che, a volte, non mancano di far trasparire in maniera più esplicita le loro grazie, senza i paludamenti pudici del puritanissimo ranger sigillato nel tratto eroico di Galep. Gallieno Ferri, storica firma grafica dello “Spirito con la scure”, invece, ha un tratto più “morbido” in grado di rappresentare la donna in una maniera più sensuale, il che già è sufficiente a stimolare la fantasia del folto pubblico adolescente e non solo che, in quegli anni Sessanta, vedeva in edicola, peraltro, già un notevole e repentino fiorire di eroine dotate generosamente di coraggio e/o malizia, mai disgiunti da una più consapevole e seducente avvenenza.

Il protagonismo delle donne nei fumetti e la loro stessa rappresentazione iconografica, insomma, erano segni della loro emancipazione sociale. L’incombente avvento del Sessantotto e del femminismo avrebbe dato un ulteriore scossone alla visione della donna riportata nelle strisce disegnate di casa nostra. Ma, mentre si diffondevano sempre di più le serie a sfondo eroticheggiante, sempre con protagoniste al femminile, la Bonelli si manteneva nel complesso fedele alla linea narrativa che i suoi personaggi avevano fin dalla loro nascita. La trasformazione ormai evidente e definita della società italiana, comunque, non mancò di farsi strada anche nell’universo bonelliano, seppur lentamente: mentre, alla fine degli anni Settanta, la casa editrice si dedicava a far crescere la qualità del fumetto proposto ai lettori, con la serie “Un uomo un’avventura”, di fatto un insieme di graphic novel di estremo pregio, che chiamarono a raccolta i migliori autori di fumetti italiani e non solo, si preparò il terreno per l’avvento di nuovi personaggi seriali, anche in Bonelli. Infatti nel 1975 arrivava Mister No, una specifica creazione di Guido Nolitta (alias lo stesso Sergio Bonelli), anzi quasi un suo alter ego narrativo: e, già nel nome, portava il segno del cambiamento e della “contestazione globale” ormai assodata nella società e nel costume. Sciupafemmine incallito, il pilota di Manàus vive con una leggerezza inedita i rapporti con le tante donne della sua vita spericolata, certamente in una maniera figlia di una società ormai caratterizzata da nuove e più libere relazioni con l’altro sesso. D’altronde, anche l’apparentemente immutabile epopea del West nel fumetto italiano veniva messa in discussione –dal 1977- da un personaggio del tutto nuovo ed anticonformista come Ken Parker, creato da Giancarlo Berardi con l’ausilio del disegno di Ivo Milazzo, secondo schemi narrativi che sconvolgevano i canoni della tradizione, con un’ inedita attenzione al realismo ed all’approfondimento psicologico.

A questo punto siamo quasi ai personaggi “figli” degli anni Ottanta. E se uno –Martin Mystére, nato nel 1982- è, da un punto di vista femminile, ancora fermo allo schema dell’eterna fidanzata (ma con tutta una serie di presenze muliebri collaterali e perfino quella di una sorta di “alternativa ufficiale” solitamente estiva), ma con un rilievo ed un’attenzione al quotidiano finora mai visti, e messi in ombra solo dall’estrema caratterizzazione delle trame, tutte incentrate sull’avventura e sui misteri del passato, del presente e del futuro, con l’altro –il famoso Dylan Dog, nato nel 1986- si fa dell’incontro con infinite partner e della rappresentazione dei sentimenti –pur se eternamente passionali ed ogni volta assoluti, come si conviene ad un serial lover che si rispetti- alcuni dei motivi fondanti del fascino esercitato dal personaggio sulle lettrici, vera e propria novità del mercato di settore.

Non era stata ancora inventata, in ogni caso, una serie tutta al femminile, fino agli anni Novanta. Ma l’avvento delle lettrici era evidentemente propedeutico anche a questo: primo genere a vedere emergere le eroine del gentil sesso fu la fantascienza, probabilmente in virtù del clima del pieno compimento della terza rivoluzione industriale, avvenuta proprio in quegli anni con l’avvento di internet. Con lo spin-off della serie dedicata a Nathan Never, nata nel 1991, e cioè con quella che aveva per protagonista Legs Weaver (1995-2005), si ebbe un assaggio di ciò, come, per un pubblico più giovane –lo stesso che determinò, negli stessi anni, il boom dei manga anche nel nostro Paese- fu un altro esempio di eroina bonelliana al femminile Gea (1999-2007), teen ager creata sul declinare del millennio, ed immersa in un universo fantasy frutto di un incrocio fra le atmosfere di stampo nipponico con altre più tipicamente fantascientifiche.

Negli stessi anni, però, si sentiva evidentemente l’esigenza di rappresentare la donna nella sua realtà, dandone un’immagine non fantastica ed eroica, che sempre ne siglava comunque una sorta di separazione dalla vita reale, per quanto metaforici potessero essere l’iconografia e lo sviluppo narrativo di eroine come Legs Weaver, Gea o, successivamente, la puramente “fantasy” Lilith. E fu appunto l’ideatore di Ken Parker, Giancarlo Berardi, uno degli autori più sensibili presenti nel mondo del fumetto italiano, a captare i segnali provenienti dalla realtà interpretandoli creativamente e traducendoli in un nuovo personaggio, che vide la sua prima uscita nell’ottobre 1998 e che andava a inserirsi nel filone narrativo dedicato al giallo, alla Bonelli al tempo intestato all’eroe ancora molto “maschile” Nick Raider, che era nato nel 1988 e si sarebbe esaurito nel 2005.

Archiviata la serie ormai divenuta di culto dedicata all’antieroe del West Ken Parker, l’autore genovese si mise in gioco proponendo un’eroina venuta fuori da una serie di suggestioni narrative, da un’accurata documentazione giornalistica e letteraria, da vari approfondimenti scientifici e, ovviamente, da diversi stimoli cinematografici: il noir, il thriller, il giallo, la stessa immagine dei protagonisti principali che si richiama –come e più che in altre serie precedenti- ad alcune icone del grande schermo, dalla Audrey Hepburn della protagonista, a John Malkovich e Nick Nolte dei principali antagonisti maschili. Il mix che Berardi, sapiente miscelatore di intimismo e adrenalina, temi impegnati ed emozioni private, è stato capace di realizzare con Julia ha subito fatto centro dimostrandosi all’altezza delle nuove attese dei consumatori di fumetti: in particolare il pubblico femminile, ormai, era pronto a qualcosa di più “sostanzioso”, dal punto di vista tematico e narrativo, dei “plot” romanticamente astratti dell’amante seriale suo malgrado stile Dylan Dog. E infatti con Julia, finalmente, la realtà vera e propria irrompe nelle trame: con tutto il suo carico di problemi interiori, di insicurezze, di drammi sepolti sotto una coltre di sovrastrutture, ottima materia per indagini psicanalitiche. Insomma, la realtà viva con il suo aspetto esteriore, fatto di classici delitti con rompicapo da risolvere, di inseguimenti, sequestri, sparatorie e azione poliziesca tradizionale, di contrasti fra personaggi-tipo sapientemente costruiti per esaltarsi reciprocamente, di ambientazione urbana –denominata Garden City, tipica città americana dell’East Coast- e molto contemporanea, di riferimenti a fatti ed eventi della cronaca e dell’attualità dei nostri giorni; ma realtà viva anche perché rappresentata nei suoi riflessi più profondi, quelli che riguardano l’anima, l’introspezione, il sentimento delle cose, l’approccio empatico all’altro, l’attenzione per le relazioni interpersonali. Insomma, quella rappresentazione della realtà che richiede un pubblico più sensibile, sfaccettato ed esigente di un tempo, con uno stile che, in particolare, è più vicino alle corde femminili. D’altronde l’eroina della serie è simbolica della piena autonomia raggiunta da gran parte delle donne negli anni Novanta: single, indipendenti –pur se con mille contrasti interiori rispetto alla maternità ed al privato in genere-, forti ma senza rinnegare la propria sensibilità, anzi capaci, con la peculiarità del proprio agire, di arrivare alle più importanti cariche facendosi strada in un mondo dominato dagli uomini. Julia Kendall insegna infatti criminologia alla Hollyhoock University ed è consulente fissa dalla Procura, risultando determinante nella risoluzione dei “casi” criminali grazie alla sua innata, e appunto molto femminile, capacità di entrare nella mente dell’autore di un delitto descrivendone con straordinaria precisione il profilo psicologico.

Insomma, Julia Kendall è una donna di oggi, e le storie che la vedono protagonista sono gialli moderni –anzi, contemporanei-, caratterizzati da uno stuolo di azzeccatissimi comprimari che rendono più interessanti le trame, la maggior parte delle quali sono scritte -o comunque, in caso di scrittura altrui, supervisionate- dallo stesso Berardi, con la collaborazione quasi regolare di Lorenzo Calza e, a volte, di Maurizio Mantero (come supervisore), Alberto Ghè e Giuseppe De Nardo (occasionalmente hanno scritto storie di Julia anche Giorgio Trevisan, Gino D’Antonio e Michelangelo La Neve, tutti anche apprezzati disegnatori). Il segno grafico delle copertine è stato affidato fino al n. 157 a Marco Soldi, e quindi a Giancarlo Spadoni: sono sempre, come anche è cifra costante dei disegnatori delle storie, fumettisti dal tratto semplice e immediato, funzionale a storie molto “scritte” –non a caso nell’arco di uno standard più alto del solito formato bonelliano, assommante a 128 e non 96 pagine- e fondate sul dialogo e sulla cura dell’intreccio degli eventi, come da buon fumetto europeo ed italiano in particolare.

E il gradimento del pubblico, desideroso, pur se in una cornice “mainstream”, di storie più complesse, dotate di approfondimento psicologico e maggiore realismo di quanto non offrissero i fumetti tradizionali, non è mai mancato, in quindici anni di pubblicazioni. L’evoluzione del personaggio –i suoi periodici e variabili amori, le sue costanti sfide con ricorrenti antagonisti, l’introduzione di nuovi progetti di vita, come la scelta dell’adozione a distanza di un bambino africano- lo accomuna a quelli di matrice americana, tratti dal pur lontanissimo mondo dei supereroi di carta. Eppure, all’avvio del suo quarto lustro di vita, Julia può veramente, da un punto di vista editoriale, proprio per il gradimento del pubblico di cui sopra, essere considerata una vera supereroina in salsa italica, la cui città, Garden City, solo per caso è collocata oltreoceano: la nostra criminologa e le sue storie, infatti, nulla hanno dell’anormalità “superiore”, inarrivabile e un po’ plastificata delle sue colleghe a stelle e strisce. Come dire che, pur senza costumi multicolori né superpoteri, Julia “Bonelli” Kendall è proprio la “Wonder woman” di casa nostra.

NOTE BIOGRAFICHE: FABRIZIO SCIBILIA

Fabrizio Scibilia, 49 anni, è nato e vive a Milazzo. Cresciuto nella provincia siciliana nordorientale (tra la città di nascita, Messina e soprattutto Barcellona P. G., dove frequenta tutto il ciclo scolastico fino alla maturità classica), è collaboratore, fin dalla fine degli anni ’80, di giornali locali e radio e tv private, e si laurea prima in Legge (1994) e poi in Storia (2010) a Messina, con ulteriori esperienze formative a Roma, a Napoli e ad Oxford, sparse lungo più di un decennio.

Dopo essere passato per un paio di anni dalla Val d’Elsa toscana e dal Ponente ligure, si dedica al giornalismo “industriale” a Milano per circa tre anni, a cavallo del 2000. Tornato in Sicilia, è attivo nella mediazione socio-culturale e nell’insegnamento (dal 2015 è docente di ruolo nelle scuole del territorio messinese). Oltre a ciò, si occupa di scrittura creativa a vari livelli: teatro sociale, pubblicistica di storia locale, sceneggiature: dal 2006 collabora come autore con Koinè Film, casa di produzioni cinematografiche palermitana, della quale è socio.

Oltre che di scrivere e (provare a) insegnare, è appassionato di cinema, musica, arte, disegno, calcio… e varia umanità.


SPECIALE LE DONNE NEL FUMETTO: SOMMARIO WEB

INTRODUZIONE

http://fumettomaniafactory.net/2017/03/02/introduzione-allo-speciale-fumettomania-n-21-le-donne-nel-fumetto/

COPERTINA E SOMMARIO

http://fumettomaniafactory.net/2017/03/08/8-marzo-inizia-lo-speciale-le-donne-nel-fumetto/

SEZIONE ATTUALITA’

seconda  PUNTATAhttp://fumettomaniafactory.net/2017/03/23/alda-teodorani-dallo-speciale-donne-nei-fumetti/

quarta PUNTATAhttp://fumettomaniafactory.net/2017/04/06/sulla-soglia-romanzi-fumetti-vanna-vinci/

settima PUNTATA – http://fumettomaniafactory.net/2017/05/30/ex-nuove-autrici-del-fumetto-italiano-parte-prima/

sesta PUNTATAhttp://fumettomaniafactory.net/2017/04/22/speciale-donne-nel-fumetto-battle-angel-alita-recensione/

 

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